Tunisia 2025 | Nel cuore del Sahara… tra sabbia e silenzio infinito
1 – 10 Novembre 2025

Ci sono viaggi che si ricordano per i luoghi visitati e altri che restano impressi per quello che ti fanno provare. Il nostro viaggio nel deserto del Sahara, dal 1 al 10 novembre 2025, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Dieci giorni in fuoristrada, attraversando sabbia, silenzi e spazi infiniti, dieci giorni diventati esperienza di vita e di legami nuovi.
L’obiettivo del viaggio era ambizioso: raggiungere Sif es Suane, una meta leggendaria e lontana dalle rotte consuete, nel cuore più profondo del deserto. Un luogo difficile da raggiungere per la sua posizione remota, per le condizioni della sabbia e per le variabili meteo che nel Sahara possono cambiare tutto in poche ore. Sapevamo che non sarebbe stato semplice, ed è proprio questo che rendeva il viaggio così speciale.
Tutto è iniziato da Civitavecchia, con l’imbarco e quell’atmosfera sospesa che solo le partenze sanno creare. Durante la navigazione abbiamo avuto il tempo di conoscerci, di raccontarci le aspettative e di ascoltare il briefing dello staff: davanti a noi c’era il Sahara, e nessuno di noi sapeva davvero quanto ci avrebbe coinvolti.
Lo sbarco a Tunisi è stato il primo contatto con l’Africa. Da lì, il trasferimento verso Matmata ci ha portati lentamente fuori dalla routine quotidiana. La cena tipica e il riposo in hotel sono stati l’ultima vera comodità prima di entrare nel deserto.
Poi l’arrivo a Ksar Ghilane, l’oasi, i colori, la sorgente calda. E infine la pista, quella vera, che ci ha portati lontano da tutto.
Il nostro primo campo tra le dune è stato un momento magico: il sole che scende, il silenzio che cresce, il fuoco acceso, una cena condivisa sotto le stelle e la sensazione, già fortissima, di essere nel posto giusto.
Da quel momento il Sahara ha preso il controllo del tempo. Ogni giornata iniziava con la sabbia sotto le ruote e finiva con un campo montato nel nulla. Ognuno nella propria piccola tenda, ma tutti parte di qualcosa di più grande. Persone che non si conoscevano affatto, in pochi giorni hanno iniziato a sentirsi un gruppo vero: ci si aiutava, si rideva, si condividevano stanchezza, emozioni e piccoli momenti che diventavano ricordi.
Abbiamo affrontato cordoni di dune, piste dimenticate, pozzi isolati, guidando concentrati ma sempre con il sorriso. Lo staff ci ha accompagnati passo dopo passo, creando fiducia e permettendo a tutti di vivere il deserto in sicurezza, senza mai togliere spazio all’avventura. Le dune diventavano sempre più alte, la guida più tecnica, ma anche più emozionante.
Quando all’orizzonte è apparsa l’oasi di Ain Ouadette, incastonata tra montagne di sabbia, ci siamo sentiti piccoli e incredibilmente fortunati. Il bagno caldo nel laghetto dell’oasi è stato uno di quei momenti che non si dimenticano: acqua, risate, stanchezza che si scioglie.
Il deserto, però, insegna anche l’imprevisto. Durante una delle giornate più intense, mentre ci avvicinavamo alla nostra meta, un problema tecnico ci ha costretti a fermarci, a pochi chilometri dall’obiettivo. Nessuna frustrazione, nessuna corsa contro il tempo. Solo la consapevolezza che nel Sahara non si impone la propria volontà: si ascolta, si rispetta, si accetta.
Abbiamo cambiato piano, adattandoci, come il deserto insegna a fare. Sif es Suane è rimasta lì, davanti a noi, irraggiungibile questa volta. Ma non è una rinuncia: è solo un arrivederci. Perché certi luoghi non si conquistano, si attendono. E noi torneremo.
Ed è stato proprio lì che il viaggio ha mostrato il suo lato più autentico. Non contava arrivare, contava esserci. Essere insieme, lontani da tutto, circondati da dune e silenzio.
Le serate nel campo, il cielo pieno di stelle, le chiacchiere prima di infilarsi nelle tende e il vento che accarezzava la sabbia hanno fatto il resto.
Il rientro verso Tembaine e poi verso Douz è stato graduale, quasi malinconico. Tornare alla civiltà dopo giorni nel nulla fa sempre uno strano effetto. Un ultimo hotel, una doccia calda, ma con la testa ancora tra le dune.
Il viaggio si è chiuso così come era iniziato: con il mare, la nave e lo sbarco a Genova. Ma noi non eravamo più gli stessi.
Il Sahara non ti regala souvenir, ti regala sensazioni. Ti insegna a rallentare, a fidarti, a lasciare andare. E soprattutto ti regala persone: sconosciuti che diventano compagni di viaggio, e a volte anche amici.
E quando torni a casa, una parte di te resta lì, tra la sabbia e il silenzio infinito.
Testo/Foto: ©Herero4x4. All Right Reserved.
Scopri di più sul prossimo viaggio